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SOFIA MARIA CUCCINIELLO SENIOR ADVISOR WH PARTNERS (BLOCKCHAIN E SERVIZI FINANZIARI)

1) Che cos’è la blockchain? Spiegala ad un bambino.
La blockchain, letteralmente significa catena di blocchi e rappresenta la memorizzazione di informazioni digitali (il “blocco”) in un database pubblico (la “catena”).
Ogni blocco è concatenato a quello seguente e ovviamente anche a quello precedente con delle chiavi crittografiche che sono immodificabili. La blockchain è inoltre pubblica. Questa però è una spiegazione classica ma qualche settimana fa ero in aereo e ho sentito un bambino dietro di me chiedere alla mamma: “Mamma cos’è la blockchain?” Ho pensato che rispondere ad un bambino fosse molto complicato e così ho cercato di immaginare una risposta. Mi è venuto in aiuto un articolo trovato sul web di Nicola Mondinelli.
Immaginiamo di avere un quaderno bianco che chiameremo Blockchain. Ha una sola pagina ma quando finiamo di scrivere su una pagina, ne compare subito un’altra bianca. Questa seconda pagina prende il nome di blocco. Questo quaderno ha tutte le copie che vogliamo, tutte uguali. Tutte le pagine hanno le stesse scritte. L’aggiornamento di uno determina l’aggiornamento dell’altro e così via. La pagina precedente non può essere modificata da quella successiva e viceversa. Anche perché nella pagina 5 si vedrà l’elemento della pagina 4 e nella 4 l’elemento della pagina 3 e così via. Tutti possono prendere visione del quaderno. Ecco questa è una blockchain.
2) In che modo può inserirsi nel contesto economico irpino?
La nostra terra è ricca di eccellenze, siamo conosciuti a livello mondiale per il vino, le castagne e le nocciole ma in realtà solo per citarne alcuni, abbiamo prodotti di eccellenza come il tartufo nero di Bagnoli, il pecorino di Lauticada, quello bagnolese e ancora il pane di Montecalvo irpino.
Creare una blockchain su questi prodotti significa tracciarne tutta la filiera e quindi poter vendere un prodotto con elevati standard qualitativi. La tracciabilità del prodotto sulla blockchain non solo rende possibile salvaguardare la sicurezza e l’integrità del prodotto ma riduce anche i fenomeni criminali, perché essendo la blockchain immutabile non è possibile modificarne i dati.
Questo, ovviamente, creerebbe nuovi posti di lavoro in diversi ambiti.
I nostri prodotti sono il nostro orgoglio, la nostra forza e spesso anche l’ancora di salvezza. Viviamo tempi difficili, bisogna partire dalla terra e da quello che abbiamo (che non è poco).
Dobbiamo ambire a creare quella agricoltura di precisione che oggi rappresenta solo l’1% della produzione per poter fare la differenza in un contesto mondiale sempre più competitivo.
3) Che benefici può portare ad un territorio?
Oggi il consumatore è sempre più attento a quello che mette in tavola. C’è un’attenzione crescente verso i prodotti. Quasi tutti guardiamo le etichette. Abbiamo nostalgia del pane caldo che da bambini mangiavamo nel forno a legna dei nonni. Siamo disposti a spendere cifre considerevoli per un prodotto che sia sicuro, sano, di qualità. Il fattore emotivo, inoltre, gioca, un ruolo importante nella scelta dei prodotti, e questo le grandi multinazionali lo hanno capito già da tempo.
Applicare la blockchain su un prodotto che può essere un particolare formaggio o un tipo di pane o pasta o su qualunque prodotto che identifica un determinato territorio significa garantire il prodotto ma anche salvarlo. Se offriamo un prodotto al 100% tracciabile possiamo diversificare il target e quindi aumentarne la vendita. Possiamo non perdere mercato. Oggi l’abbandono dei territori sta facendo emergere anche questo problema. La produzione di alcune eccellenze non viene più tramandata. Danneggiando di fatto i territori.
4) Perché hai scelto di trasferire il tuo know-how lontano dalla nostra provincia?
I conterranei che mi conoscono sanno che sono sempre stata una vagabonda. Ho studiato tra Roma e Milano e poi ho cominciato a girovagare intorno al mondo e a cogliere tutte le possibilità che si sono presentate sul mio cammino, avendo però sempre il cuore qui in Irpinia, la mia terra.
Viaggiare e lavorare in altri Paesi ti mette a dura prova: soprattutto per chi che come me si occupa di diritto. Ma è il confronto con altre lingue, altri usi e costumi e altri modi di operare e lavorare che mi rende oggi possibile poter proporre il mio know-how in Irpinia.
Attualmente vivo a Malta e mi occupo in particolare di Blockchain nell’isola che ambisce a diventare Blockchain Island. Per me è una grande opportunità. Lavoro con persone altamente specializzate nel settore e molte idee mi vengono proprio da questo confronto. Inoltre nonostante credo che l’Italia (tutta) dovrebbe garantire maggiori opportunità ai giovani, in questo momento non mi sento lontana dalla mia provincia. Io con altri irpini stiamo pensando alla realizzazione di diversi progetti per il nostro territorio e sono sicura che gli imprenditori irpini più avveduti ci daranno fiducia per poterli realizzare.

5) Torneresti?
Se mi avessi posto questa domanda quando vivevo in Lussemburgo o in Australia avrei avuto bisogno di pensarci. Oggi che vivo a Malta mi sento di vivere un po’ in Italia e non solo per la vicinanza geografica. Ad Avellino ci torno molto spesso e l’idea è di poter costruire qualcosa sul territorio, per tutti quei ragazzi che hanno deciso di restare ed investire. Mi piacerebbe creare valore, bellezza, possibilità al Sud. Io ho scelto di vedere nuove realtà e non escludo un ritorno e mi piacerebbe che fosse lo stesso anche per gli altri giovani. Vorrei creare qualcosa che consenta ai ragazzi di scegliere di poter restare o di andare via. Oggi, invece, a causa della mancanza di lavoro, questa possibilità manca. Possiamo farcela, di questo certa

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